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Jan Brokken Bagliori a San Pietroburgo

Un libro prezioso, un vademecum e un inno d’amore a una delle capitali culturali d’Europa, una città sul Baltico con la steppa alle spalle. Tutto è letteratura, musica, pittura, teatro, balletto a San Pietroburgo, focolaio di tutte le rivoluzioni e fondale di tutte le rêverie. Una capitale che ha visto alternarsi splendore e miseria, fulgore e decadenza, dove tutto fugge verso un punto di vista invisibile e inaudito. Jan Brokken la racconta per figure, attingendo alla memoria di un primo viaggio nel 1975 e di uno recentissimo, col passo del viandante incantato e l’occhio del cronista inattuale. E con il bonus di molte fotografie a corredo. Ci sono tutte le figure leggendarie della letteratura e della musica, a iniziare dalla musa tragica, Anna Achmatova, «gli occhi di un leopardo delle nevi», Osip Mandel’štam e Sergej Esenin, il prediletto Dostoevskij, Šostakovic e Cajkovskij, c’è il pittore Kasimir Malevic. C’è Andrej Belyj: «Tutta Pietroburgo è l’infinità di una prospettiva elevata all’ennesimo grado. Dietro Pietroburgo non c’è nulla». Non era d’accordo Lev Gumilëv, il figlio di Anna Achmatova diventato geografo e etnografo leggendario, che ha riscritto la storia dei popoli della steppa, Tartari in testa, e di cui Vladimir Putin ha ripreso il mito di un potente regno euroasiatico. A ricordarci che San Pietroburgo non è soltanto notti bianche e rêverie, ma è anche il motore silenzioso della Russia, il crogiolo di tutte le ambizioni di un grande popolo.
Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea, 17 euro