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Altro che depressa…Inter stanca e tragicocomica

Difficile riguardare l’esultanza di Verona, divenuta simbolo della Roma che torna alla vittoria dopo un mese che ne aveva frustrato le velleità di alta classifica, senza ripensare almeno per un attimo che in fondo poco più di sei mesi fa Kostas Manolas era con un piede e mezzo fuori da Trigoria. E anche a sufficienza letteralmente, perchè sembrava tutto fatto per il suo trasferimento allo Zenit San Pietroburgo di Roberto Mancini. Un sacrificio importante per i giallorossi, ma reso necessario dal Fair Play Finanziario. Trenta milioni alla Roma, più di tre al calciatore, in scadenza 2019, e tutti, più o meno, felici e contenti. Sicuri? Perchè alla fine non è che sia andata esattamente così.

Quel passo d’addio mai completato

L’altro mezzo piede, quello che avrebbe sancito l’addio conclusivo, non è arrivato mai. Questione di cuore o di cambio sfavorevole tra rubli ed euro, non lo sapremo forse mai, ma l’importante è che alla fine Manolas sia rimasto alla Roma. Al posto suo è partito Toni Rüdiger, finito al Chelsea in una mossa di mercato che ha un po’ spiazzato la tifoseria. Lasciava la Capitale quello che probabilmente era stato il miglior calciatore del pacchetto arretrato della scorsa stagione, per assecondare i “capricci” del greco, che spesso nel crepuscolo dell’era Spalletti era sembrato sfaticato, apatico, quasi fuori da tutto e soprattutto dalla squadra, con quel contratto a breve scadenza. A luglio c’erano tutti i presupposti per un’annata di passione.

È tornato il vero Manolas

Solo che neppure uno ha fatto i conti con la voglia di Roma di Manolas, che ha messo da parte le polemiche ed ha cominciato a lavorare assieme a Di Francesco in quella che ormai è la sua quarta stagione a Trigoria. Ed il tecnico ha trovato in lui esattamente ciò di cui aveva bisogno, il difensore scattante in grado di recuperare ad ampie falcate in caso di errore di una difesa che ormai gioca stabilmente all’altezza della linea di centrocampo. E al suo centrale Di Francesco, che pure ama il turnover, non rinuncia praticamente mai, esclusa una serie di tre partite per un piccolo risentimento muscolare. Diciassette presenze in campionato e cinque in Champions, con tanto di rete contro la Fiorentina. E quell’esultanza smodata a Verona, quasi a cercare di esorcizzare i fantasmi di un momento terribile. Già, perchè in questa annata il greco si è scoperto anche leader e ha da poco parlato chiaro, bisogna liberarsi dalla tensione che ha impedito alla Roma di esprimersi a pieno.

C’è la clausola, ma il giocatore è legato alla Roma

Una tensione che però coinvolge lo stesso Manolas, almeno quando si parla di mercato. Per il ventiseienne di Naxos è arrivato il rinnovo fino al 2022, con tanto di adeguamento dell’ingaggio ma, soprattutto, di clausola rescissoria. Che dovrebbe aggirarsi sui 35 milioni di euro. Pochissimi, sia per i prezzi di questo pazzo mercato che, soprattutto, per il valore tecnico del calciatore, che sta giocando a livelli altissimi, forse una delle migliori stagioni della sua carriera. Con la scure del Fair Play Finanziario che incombe, a giugno il greco potrebbe essere il sacrificabile per far quadrare i conti? Chiaramente sì, ma c’è da valutare la volontà del numero 44, che di lasciare Roma e la Roma (e si è visto in estate) pare non avere la minima intenzione. Mai dire mai, certo, perchè i top club sanno ammaliare con le loro sirene. Ma forse i tifosi possono sperare che il loro Ulisse si tappi le orecchie e continui il suo viaggio sulla nave giallorossa, verso un’Itaca chiamata Scudetto.