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L’ottava di Bruckner è una commovente preghiera a Dio - Corriere.it

«Se non ricordo male sono stato alla Scala con la Filarmonica di San Pietroburgo, col Concertgebouw di Amsterdam e un paio di volte proprio con i Bayerischer Runfrunks, ma sarà la prima volta che vi dirigerò Bruckner e sono curioso di vedere come il pubblico scaligero reagirà all’ottava sinfonia». Più ancora che sulla sua immensa classe (che lo rende uno dei massimi direttori viventi), Mariss Jansons parte dal dna della formidabile corazzata bavarese con cui domani terrà un concerto straordinario a favore della Fondazione Umberto Veronesi. «Brukner è uno degli autori più cari ai Bayerischer Runfrunks; loro l’hanno metabolizzato con alcune grandi guide come Jochum e Kubelík, io continuo solo una tradizione gloriosa». Raggiungendo risultati straordinari. «L’intesa con l’orchestra è splendida, ci capiamo subito, intuiscono dove desidero portarli e hanno voglia di seguirmi; il suono di questa orchestra è perfetto per l’ottava di Bruckner, una sinfonia stupenda che è anche una commovente preghiera a Dio».

: «Me l’ha trasmessa mia mamma facendomi rappresentare le preghiere ogni sera e il credere non ha mai vacillato durante tutta la mia vita. Ho conosciuto indirettamente il potere nazista e personalmente quello comunista, ma nessun potere può costringere il cuore di un uomo; può imprigionare, imbrigliare, isolare, anche uccidere, ma non potrà mai giungere sino al fondo del cuore se quel cuore viene mantenuto puro».

— intimò a mio padre come ad altri musicisti di firmare una lettera con cui sottoscrivevano questa intenzione di allontanarlo, ma Slava era un amico oltre che un grande uomo e musicista e così lui si rifiutò, anche se le pressioni e le ripercussioni furono enormi». Poi toccò anche Jansons saggiare le chiusure della cortina di ferro: chiamato da Karajan come assistente ai Berliner Philharmoniker, gli venne negato il permesso di espatrio. Ora gira il mondo «e vedo posti meravigliosi: tra i preferiti c’è l’Italia, ho imparato un po’ di italiano vedendo il vostro cinema, soprattutto quello neorealista, i film di Vittorio De Sica». Per lui poi, cresciuto nel teatro d’opera perché anche la mamma era musicista (cantava da mezzosoprano) e lo portava quasi sempre con sé alle prove per non lasciarlo con la balia, anche la Scala è un posto speciale: «Per percorsi di vita e di carriera mi ritrovo a dirigere praticamente solo concerti sinfonici, ma confesso che in generale mi piacerebbe dirigere l’opera. Dovessi scegliere un titolo da portare qui non avrei dubbi, la “Dama di picche” di Ciajkovskij».