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Attentati a Kabul e San Pietroburgo, l’Isis sta rialzando la testa?

Due atentati ravvicinati hanno colpito le città di Kabul e San Pietroburgo: l’Isis esulta via web, gli jihadisti rialzano la testa dopo la fine del califfato?

Gli attentati ravvicinati di San Pietroburgo e di Kabul riportano, tristemente, l’Isis al centro delle cronache. Due esplosioni infatti hanno insanguinato questa fine dell’anno, mentre un mese fa un attentato in Egitto era costato la vita a 235 persone.

Nella serata del 27 dicembre un ordigno artigianale è esploso in un supermercato della città russa provocando diversi feriti, mentre nella mattinata del 28 dicembre una serie di esplosioni è costata la vita a decine di persone. Nel web i simpatizzanti dell’Isis hanno subito gioito alla notizia del duplice attentato.

L’Isis torna a colpire

A modo suo l’Isis ha mandato il proprio messaggio di fine anno. Il primo attentato è avvenuto nella serata di mercoledì 27 dicembre a San Pietroburgo, quando un uomo è entrato in un
centro commerciale lasciando uno zaino nel deposito bagagli.

Alle 18.45 ore locali è avvenuta l’esplosione: i 200 grammi di tritolo contenuti nello zaino hanno provocato 13 feriti, di cui 8 attualmente ricoverati in ospedale. Il presidente Putin ha subito parlato di un attentato terroristico.

Al momento nessuna rivendicazione ufficiale è arrivata, ma tutto farebbe pensare che ci sia l’Isis dietro questo attentato. Il ruolo svolto dalla Russia nella guerra al califfato ha infatti da tempo messo Mosca nel mirino dei jihadisti.

Lo scorso aprile infatti un attentato alla metropolitana, sempre a San Pietroburgo, aveva provocato la morte di 13 persone tra di cui anche il kamikaze uzbeko. Anche in quel caso, nonostante non ci sia stata nessuna rivendicazione ufficiale tutti i sospetti ricadono sull’Isis.

Non ci sono dubbi invece a riguardo della triplice esplosione avvenuta alle ore 10.30 locali a Kabul. Il califfato infatti ha subito rivendicato l’attentato, poco dopo che i talebani avevano dichiarato la loro estraneità riguardo l’accaduto.

A essere colpita è stata ancora una volta la comunità sciita dell’Afghanistan: la deflagrazione avvenuta a metà mattinata in un centro culturale religioso ha provocato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 30. Soltanto ad ottobre, altri attentati simili sempre contro gli sciiti erano costate la vita a 60 persone.

Ritorno alla clandestinità

Il collasso dello Stato Islamico è stato un duro colpo per l’Isis ma non una sconfitta definitiva. Con la caduta di Raqqa e di Mosul infatti, i jihadisti non controllano più nessun grande centro e di fatti sono tornati in una condizione di clandestinità.

Da tempo poi si parla sul destino dei tanti guerriglieri, compresi i famigerati foreign fighters molti dei quali europei, che sono fuggiti dai territori che una volta componevano il califfato. Centinaia di jihadisti che sono fuggiti dalla Siria e dall’Iraq e che ora non si sa bene dove siano.

Alcuni si sono rintanati nella zona di Deir ez-Zour, l’ultima sorta di roccaforte dell’Isis in Siria, mentre di altri si ha la certezza che si stiano spostando il Libia e in Algeria, paesi dove il daesh si starebbe cercando di riorganizzare.

Diversi guerriglieri islamici invece secondo diverse fonti potrebbero aver ripreso la strada di casa. Non è un caso che l’allerta terrorismo in Europa sia da diverse settimane ai livelli di massima. Gli attentati di San Pietroburgo e di Kabul ci hanno dimostrato come l’Isis sia stato colpito ma non affondato, la battaglia definitiva quindi deve essere ancora vinta.