San Pietroburgo Il portale ufficiale di San Pietroburgo è una guida importantissima per il viaggiatore!San Pietroburgo

Il nuovo Zar di San Pietroburgo

L’eleganza e la finezza comunicativa non sono mai mancate a Roberto Mancini fin da quando si era distinto come vincente assoluto in Patria, negli anni dell’Inter post Calciopoli. Quelle stagioni furono forse il suo periodo più felice fra Coppe Italia, campionati e Ibrahimovic, seppur la vittoria della Premier League – dopo che i Citizens non la vincevano dalla stagione 1967-68 – sia stata un trionfo straordinario per il blasone della lega e del club.

La nuova avventura di Mancini allo Zenit San Pietroburgo ha tutte le caratteristiche per essere definita una sfida, un’avventura non facile nella fredda Russia fra soldi, gelo, campioncini e trasferte lunghe. La Prem-er Liga è un torneo ostico in cui, a parte lo Zenit e il manipolo di squadre di Mosca, solo il Krasnodar sembra poter limitare il potere dell’elitè d’alta classifica con alcune intromissioni nelle prime posizioni; lo Zenit, tuttavia, sembra essere sempre e comunque la formazione più europea e “occidentale” dell’intera lega. Ad oggi, dopo la attuale sconfitta con la Lokomitv Mosca, Mancini e Criscito sono scesi al secondo posto dato che il match era uno scontro diretto con le due formazioni a pari punti: non è un periodo felice per il tecnico jesino visto che nelle ultime quattro gare sono arrivati appena due punti. Stasera, per i russi, in Europa League arriva il Rosenborg da affrontare in trasferta a Trondheim, dopo che nell’ultimo turno lo Zenit li aveva battuti per 3-1.

PROMESSE

Le parole di Mancini alla sua conferenza di presentazioni hanno lasciato intendere come il tecnico abbia scelto volutamente il progetto Zenit per rilanciare sia il club che la sua figura, esportando in Russia un modello di allenatore ibrido fra l’eleganza e lo stile italiano e le capacità gestionali e metodistiche di un manager di Premier League. Quando una società sceglie l’ex allenatore dell’Inter sa che va convegno ad un tecnico che riesce a portare risultati anche nel breve ma che vuole, in ogni caso, una squadra competitiva e i cui giocatori siano scelti da lui stesso: si vocifera che i rapporti con i nerazzurri si siano interrotti proprio perchè la dirigenza aveva omesso gli acquisti di Zabaleta e Tourè, suoi pupilli perennemente invocati. Quindi, Mancini pretende di poter dire la sua in tempi di mercato, perchè solo lui è il responsabile dei risultati e delle prestazioni della squadra; un concetto molto discusso in Italia. Tali ragioni hanno esaltato la figura del tecnico come modello di managing alla inglese su un campo di calcio, un ruolo in cui i rapporti con i calciatori sono tanto professionali quanto amichevoli e l’aspetto tattico viene sopraffatto da una certa libertà permessa in campo ai vari giocatori. In Russia, Mancini sta importando questo suo ruolo che non è molto diverso da quello che interpretano altri suoi colleghi in giro per l’Europa, eppure in Italia questo modus operandi è tanto diffidato quanto invece apprezzato; la scelta del magnate della Gazprom, il presidente dello Zenit Alexsandr Duyukov, ha premiato proprio questo approccio lavorativo internazionale, che permette un contatto diretto con i giocatori ma che allo stesso modo non crea eccessivi legami con l’ambiente.

OBIETTIVI

La professionalità di Mancini ha portato lo Zenit ad un primo posto in campionato fino a cinque giorni fa, e l’obiettivo di tornare a vincere il titolo dopo l’ultima conquista del 2014-2015 è un tragitto non facilissimo, ma sicuramente alla portata dell’allenatore marchigiano. La cocente eliminazione dalla Coppa di Russia per mano dei concittadini della Dynamo (seconda divisione) ha inciso non poco nel morale della squadra, che se non altro è molto avanti nel girone di Europa League, primo a nove punti con un +3 sulla seconda Real Sociedad, battuta due giornate fa: in campo internazionale lo Zenit non ha avuto troppi problemi e per l’ora l’en plein di vittorie ha garantito un’ottima pubblicità al marchio Zenit, uno degli scopi della dirigenza russa dopo anni in cui i Sine-belo-golubye avevano mal figurato tanto in Europa League quanto in Champions. Come già detto, la stagione orientale di Mancini era iniziata subito in discesa con tredici punti in cinque gare ma i recenti risultati hanno frenato la corsa del nuovo Zar di San Pietroburgo, oramai secondo a meno tre dalla nuova capolista Lokomotiv. In Prem’er Liga, il campionato è già entrato nel vivo da parecchio visto che l’inizio era fissato per il quindici luglio e oggi le squadre sono arrivate alla quindicesima giornata, praticamente, il giro di boa. Le chance di vincere il campionato sono comunque molto alte per lo Zenit di Mancini che se nelle ultime gare ha inanellato una serie pericolosa di sconfitte, è anche vero che nel lungo è una squadra che ha molte risorse e una rosa molto lunga e qualitativa, che contraddistingue l’ex formazione di Spalletti dalle altre medio-grandi del torneo.

Nonostante il peso della competizione europea potrebbe incidere non poco sul cammino in patria dello Zenit, l’esperienza e la leadership di Mancini sono un fattore non da poco e anzi, non per nulla, il tecnico jesino è stato scelto per riportare con le sue capacità lo Zenit nel calcio europeo che conta, passando ovviamente dal dominio totale in campionato: per il primo servirà ancora parecchio tempo ma il secondo, nel giro di una o due stagioni, potrebbe seriamente concretizzarsi.

SQUADRA

La squadra voluta e assemblata da Mancini è una formazione che parla parecchio italiano, vista la già presenza del capitano Criscito (in Russia dal 2011) e l’aggiunta estiva di Leandro Paredes: sarebbe dovuto giungere anche Manolas, diventando il pilastro della difesa, ma la moneta dell’offerta, a quanto pare, non era gradita al difensore greco.

In ogni caso Mancini si è tutelato portando allo stadio Krevstovkij l’argentino Emmanuel Mammana dal Lione e Denis Terentyev dal Rostov, altra formazione russa. Se il primo non ha bisogno di eccessive presentazioni, il secondo va specificato essere un roccioso ma tecnico terzino destro russo, messosi in mostra nel cammino in Champions League del Rostov; il piano di portarlo a San Pietroburgo era già in atto da parecchi mesi. A centrocampo Mancini ha irrobustito il reparto con l’arrivo – sempre dal Rostov di Chrisitan Noboa – mediano colombiano già nel giro dei Cafeteros e per la cura dell’aspetto tecnico, oltre al già citato Paredes, il “colpo” si chiama Matias Kranevitter, argentino pure lui arrivato dall’Atletico e subito titolare insieme all’ex Roma nel centrocampo a tre dello Zenit. In attacco è arrivato l’enfant prodige del River Plate Sebastian Driussi, un classe 96′ di mirabile potenziale soffiato alla concorrenza di diversi top club europei. Il bomber argentino è attualmente fermo a tre reti, e l’integrazione con il mondo russo sta avvenendo gradualmente: sempre dalla Primera Divisiòn è arrivato via Independiente l’ala destra Emiliano Rigoni, per lui solo cinque presenze nel club russo. La notevole presenza di un gruppo argentino nell’organico evidenzia come le mire espansionistiche dello Zenit abbiano portato i suoi osservatori anche nei calienti campi del Sud America, volontà che Mancini ha benedetto nonostante, da quello che trapela, l’allenatore avesse preferito un’impostazione più europea del proprio organico: ad oggi nella sua rosa ci sono ben quindici calciatori russi e tutto il resto comprende per la maggior parte dei sudamericani.

Il modulo scelto da Mancini è prettamente il 4-3-3 e la squadra, seppur in maniera un po’ precaria e discontinua, gioca cinicamente un buon calcio in cui spiccano decisamente le abilità del miglior marcatore dello Zenit, l’esterno destro Alexandr Kokorin, attualmente fermo a quindici gol in toto. L’esterno è un mancino naturale che dispone di un’elevatissima balistica nel tiro, capace di renderlo eccezionale sia nei lanci che nei calci da fermo. In avanti il ruolo di main striker è affidato al bomber russo Artem Dzyuba, un centravanti di peso, alto 1,98 ma ancora a secco di gol in questa stagione.